Novità per il visto Aia e per il Codice Ambientale
E’ entrato in vigore il 26 agosto il Decreto Legislativo 128/2010 che inserisce l’Aia, ovvero l’Autorizzazione integrata ambientale, all’interno del Codice ambientale, apportando delle modifiche che, in pratica, inaugureranno una procedura nuova di zecca per l’ottenimento dell’Aia.
Ma quali sono le novità apportate dal DL?
In primo luogo bisogna chiarire che l’Aia è lo strumento amministrativo grazie al quale si cerca di assicurare la prevenzione integrata dell’inquinamento(Ippc), autorizzando o meno l’esercizio di impianti la cui struttura e il cui funzionamento devono essere conformi a determinati requisiti.
La nuova procedura, ottenuta grazie all’aggiunta del titolo III-bis e l’abrogazione del relativo Dlgs 59/2005, conserva la distinzione tra impianti statali e regionali, ma rende molto più dure le sanzioni per i trasgressori. A cambiare è anche la figura del “gestore”, i cui parametri di individuazione sono diventati molto più ampi, senza contare le modifiche e le novità introdotte per quanto concerne la valutazione d’impatto ambientale (Via) e la valutazione ambientale strategica (Vas).
Il dl 128/2010, infatti, va a ritoccare non solo alcune parti dei principi generali(Parte I), ma va a modificare le procedure per quanto concerne le due valutazioni ambientali, una relativa ai singoli l’altra ai programmi e ai piani, inserendo poi nel Parte II la nuova disciplina sull’autorizzazione integrata.
Le nuove norme, alle quali le Regioni dovranno adeguarsi entro 12 mesi, non saranno applicate alle procedure Via, Vas e Aia avviate prima del 26 agosto 2010; queste, dunque, si concluderanno tenendo conto della vecchia normativa.
Per quanto concerne le novità maggiori relative all’Aia, si è stabilito che l’Aia sostituisce “a ogni effetto” le autorizzazioni di cui all’Allegato IX alla parte II, che una copia di ogni Aia venga messa a disposizione del pubblico e che l’autorizzazione abbia una durata di 5 anni, elevabile ad 8 per gli impianti registrati Emas e 6 per quelli certificati Iso.
Per quanto riguarda la concessione dell’Aia, l’autorità competente deve tener conto dei nuovi criteri e delle diverse linee guida ministeriali, senza trascurare i documenti Bref (Bat Reference Documents), ovvero i documenti elaborati dall’ufficio competente istituito dalla Commissione UE di Siviglia.
Per quanto riguarda la procedura, gli impianti di competenza statale dovranno riferirsi direttamente al ministero dell’Ambiente per via telematica, mentre per gli impianti regionali ci si deve riferire all’ente competente a livello regionale. Entro 30 giorni le autorità competenti devono verificare la completezza e l’esattezza della domanda presentata, indicando l’avvio del procedimento e il luogo presso il quale depositare i documenti per la consultazione pubblica. Dopo 15 giorni il gestore deve provvedere alla pubblicazione di un nuovo annuncio, indicando i propri estremi, il luogo dell’impianto e gli uffici presso i quali depositare gli atti. Solo in seguito viene convocata la conferenza dei servizi che si deve concludere entro 90 giorni dalla pubblicazione dell’annuncio.
La donazione delle cellule staminali
Le cellule staminali rappresentano la nuova e promettente frontiera nella cura di malattie terribili come la leucemia. Molti ricercatori sostengono che le cellule staminali potranno potenzialmente rivoluzionare la medicina, in quanto il loro utilizzo potrà permettere di riparare tessuti specifici e addirittura di riprodurre organi lesionati, divenendo in questo modo il loro utilizzo una valida alternativa al trapianto. Proprio per questo motivo risulta essere vitale, ai fini della ricerca e soprattutto al fine di una applicazione medica, la donazione di cellule staminali. Con questo concetto, “donazione cellule staminali” appunto, si intendono tre diversi modi per prelevare cellule staminali all’interno dell’organismo.
Le cellule staminali possono essere prelevate sia da sangue periferico arricchito, sia dal sangue del cordone ombelicale, sia dal midollo osseo. Il sangue del cordone ombelicale ad esempio, tanto per entrare un po’ nello specifico, costituisce una fonte di cellule staminali emopoietiche adulte. Le cellule staminali prelevate da sangue di cordone ombelicale vengono impiegate per curare malattie come il morbo di Gunther, la sindrome di Hurler, forme di leucemie acute e altre patologie che interessano prevalentemente i bambini. Per la raccolta delle cellule staminali del cordone ombelicale, Il sangue viene raccolto dal cordone ombelicale stesso, grazie ad un prelievo dalla vena ombelicale. Una volta raccolto, ne viene calcolato il volume e la quantità di globuli bianchi, che non devono essere inferiori, rispettivamente, a 60 ml e 800 milioni. Il sangue raccolto viene successivamente analizzato, e i risultati vengono inseriti all’interno di un database globale, fonte indispensabile a livello medico per poter rintracciare le varie compatibilità.
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Cosa sono le cellule staminali
Già da qualche anno ci siamo abituati a sentir parlare di cellule staminali, un argomento che tutti comprendono di grande importanza, ma che pochi davvero hanno compreso. Innanzi tutto in questa sede è bene iniziare con lo spiegare cosa sono, e cosa si intende, con il concetto di cellule staminali. Queste sono cellule primitive e non specializzate, e sono dotate di capacità di trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo. Per essere definita staminale una cellula deve soddisfare diverse proprietà, di cui quella del autorinnovamento e quella della potenza. La proprietà di autorinnovamento consente alla cellula di compiere per un numero illimitato di volte i cicli replicativi senza deteriorarsi. Per potenza invece si intende la capacità della cellula di dare origine ad altre specie cellulari.
Malgrado abbiamo detto che queste cellule sono caratterizzate dalla proprietà di autorinnovamento, va detto che sono nella pratica quiescenti e solo di rado entrano in mitosi. In base alle loro potenzialità si distinguono quattro tipi di cellule staminali. La prima è il totipotente, come il blastomero, una singola cellula che può svilupparsi in un intero organismo e in tessuti extra embrionali. Poi ci sono le staminali pluripotenti che possono specializzarsi in tutti i tipi di cellule o di un individuo adulto ma non in cellule che compongono i tessuti extra-embrionali. La terza tipologia è rappresentata dalla staminale multipotente, una cellula in grado di specializzarsi solo in alcuni tipi di cellule. Infine troviamo le staminali unipotenti capaci di generare un solo tipo di cellula specializzata.
Fraintendimenti tra Scienza e Mitologia
Nel mondo della Scienza, specie quella relativa alla scoperta di nuove forme di vita, i fraintendimenti sono all’ordine del giorno, ormai da secoli. Molti sono stati i casi che hanno confermato questa affermazione, nel corso del tempo. Per esempio, nel lontano 1888, Henry Stanley scoprì uno strano animale con la testa di giraffa, le zampe di una zebra ed il corpo di un antilope, con un corno sulla fronte.
Appena riportò la scoperta, la comunità scientifica identificò la nuova forma di vita come un unicorno, senza quasi neanche pensarci. Solo successivamente, infatti, si venne a sapere che l’animale scoperto in realtà era un Okapi, animale tutt’altro che mitologico. Ovviamente questo non è il solo caso pervenuto nel corso del tempo: un altro caso sicuramente valido è quello del Dugongo.
Questo animale, infatti, appartenente all’ordine dei Sirenii, è stato addirittura scambiato per quegli esseri mitologici che vengono chiamati “Sirene”. Il motivo? Le femmine della specie allattano i cuccioli con delle mammelle e alcune gestualità richiamano fortemente l’atteggiamento materno umano. Per loro le cose non son andate come per gli Okapi: sono in via d’estinzione in quanto, secondo la “tradizione”, porterebbero sfortuna.
Le cellule staminali adulte
Le cellule staminali, vale a dire quelle cellule primitive e non specializzate dotate di capacità di trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo, possono anche essere classificate secondo la loro sorgente di derivazione, e possono quindi essere embrionali, fetali, amniotiche o adulte. Mentre le cellule embrionali e fetali riscuotono ancora una certa titubanza da parte dell’opinione pubblica, con le cellule amniotiche ed adulte la ricerca sta facendo ultimamente passi da gigante.
Ad esempio le cellule staminali adulte sono cellule anch’esse non specializzate, e sono reperibili tra cellule specializzate di uno specifico tessuto. Queste cellule sono prevalentemente multipotenti. Le staminali adulte hanno, come tra l’altro le altre staminali, enormi qualità e capacità, e pertanto sono già utilizzate per curare oltre cento tra malattie e patologie. Le cellule staminali adulte sono dette più propriamente somatiche (da corpo in greco), perché non provengono necessariamente da individui adulti ma da corpi non più allo stato fetale, quindi possono anche essere prelevate a bambini o cordoni ombelicali.
Una recente scoperta nel campo della ricerca sulle cellule staminali ha portato alla luce l’esistenza di cellule staminali pluripotenti indotte. Queste ultime sono cellule staminali ottenute dalla regressione di cellule adulte (quindi già determinate come ad esempio le cellule cutanee), e appunto fatte regredire fino ad uno stato staminale (quindi pluripotente), usando per il processo specifici geni immessi tramite un vettore virale. È probabile che in futuro tali cellule possano essere utilizzate anche per ottenere cellule adulte già definite e appartenenti a qualsiasi tessuto o organo. In ogni caso, alla ricerca farebbe bene si conoscesse di più la donazione delle cellule staminali.
Le cellule staminali embrionali
L’argomento <a title=”cellule staminali” href=”http://www.cellule-staminali-online.it/”>cellule staminali</a>, malgrado molti ricercatori sostengano che le staminali potranno rivoluzionare la medicina permettendo la riparazione di tessuti o la riproduzione di organi, risulta ancora un argomento da molti considerato spinoso. In questa sede va innanzi tutto stabilito cosa sono le cellule staminali, e possiamo descriverle dicendo che sono cellule primitive non specializzate, e caratterizzate dalla capacità di trasformarsi in altri tipi di cellule presenti nel corpo. Le cellule staminali, in base alla loro età, possono essere adulte, embrionali oppure amniotiche. Queste ultime suscitano enorme interesse e poca contrarietà da parte dell’opinione pubblica. Innanzi tutto le staminali amniotiche possono essere prelevate dal liquido omonimo e vengono ottenute dal campione residuo prelevato per l’esame di diagnosi prenatale conosciuto come amniocentesi.
Dal residuo del liquido amniotico si ricavano cellule staminali multipotenti con grandi capacità, in grado di moltiplicarsi centinaia di volte e capaci di differenziarsi in vari tessuti adulti. Le cellule staminali amniotiche non hanno suscitato problemi etici, cosa che contrariamente è accaduto con le cellule staminali embrionali. Le cellule amniotiche possono essere utilizzate solamente dall’individuo al quale vengono prelevate (uso autologo) e proprio per questo motivo hanno con questi al momento dell’utilizzo una perfetta compatibilità. Numerosi organismi universitari e centri di ricerca sono impegnati a studiare le cellule amniotiche, la cui scoperta è temporalmente molto recente e le cui potenzialità sono tuttora oggetto di continue scoperte. Le proprietà di queste cellule sembrano essere numerosissime. Da qualche tempo infatti si ipotizza che queste cellule possano differenziarsi in molti tessuti come quelli cartilaginei, ossei, adiposi o neurali ed è anche considerando questa possibilità che il meccanismo di <a title=”conservazione delle cellule staminali” href=”http://www.cellule-staminali-online.it/conservazione-cellule-staminali/”>conservazione delle cellule staminali</a> è sempre piu’ frequente.
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